Non tutto, come ovvio, venne automaticamente. Si resero necessari alcuni anni di rodaggio e di superamento delle inevitabili difficoltà iniziali. Intanto c'è la necessità di una sede vera e propria e poi il problema dei capi "brevettati" (in quegli anni si chiamano Istruttori) che a Rosignano al momento non ci sono.
Per quanto riguarda la sede è ancora una volta il racconto di Franco Tarchi a dirci come andò:

La 'baracca'"Don Ezio si avvia con il suo bravo cappello in testa verso la stazione, percorre la passerella, entra in pineta (ancora costellata di baraccamenti americani che ormai stavano cambiando località di acquartieramento abbandonando o vendendo quanto non serviva loro) e, immagino, tira fuori di tasca la corona del rosario e cammina fino ad un noto cancello di ferro; entra.
Esce più tardi, rosso di gioia in faccia, e vola tra noi, riuniti nell'angusta soffitta della Sacrestia (non c'era altro locale allora!), con una notizia strabiliante: abbiamo la nostra Sede, la "Baracca"; ma... dove la mettiamo ?!
Abbandonata la nostra prima euforica idea di piazzarla a fianco della Chiesa, Don Ezio rivela ancora una volta il suo grande cuore: sacrificherà un pezzo di giardino! (Tanto ormai la frutta non arriva più che alla grandezza delle nocciole, poi "misteriosamente" qualcuno la mangia !!). Giorni di festa e di gran lavoro, quelli seguenti e alto e gioviale, dalla porta della cucina, o dalla finestra di camera sua, o molto più spesso dal finestrino sul retro della sacrestia, tuonava la voce di Don Ezio che era sempre pronto a perdonarci, ma che non perdeva di vista un nostro scherzo feroce ai danni di un compagno o una nostra brutta parola
."

La prima vera sede del Riparto o, come verrà sempre chiamata affettuosamente, la “baracca”, è mancante del tetto, ma don Ezio ha i suoi buoni “contatti” dentro la Solvay che provvede a fornirne uno.  La sede  viene inaugurata il giorno 8 Dicembre 1945 e resisterà per quasi trent’anni nella sua collocazione originale.

La prima uscita di Riparto fuori dai confini “cittadini” ha come destinazione Guardistallo dove Fulvio Montagnani aveva trascorso alcuni anni da “sfollato”. Vengono accolti da don Mazzetto Rafanelli, che Fulvio conosceva bene. A Guardistallo il 29 giugno del 1944, l’esercito tedesco in ritirata aveva messo in atto una feroce rappresaglia in risposta alle azioni partigiane svoltesi nella zona. Sessantatre persone vennero rastrellate, portate fuori paese e fucilate. Don Mazzetto Rafanelli evitò all’ultimo momento  un secondo eccidio nazista offrendosi al posto dei 120 destinati ad essere uccisi. 
A Guardistallo il Riparto va a piedi dopo essere partito da Cecina dove era arrivato in treno. La notte viene trascorsa in accantonamento su un letto di paglia ed il giorno seguente, dopo le attività, gli esploratori rientrano con un camion con il quale don Ezio è andato a riprenderli.

Un’ altra uscita “fuori confine” è quella nel 1946 a Montenero. Franco Tarchi si ricorda:  “Partimmo con i carri bestiame e, dopo la visita al santuario, ci recammo  a fare attività giù nella pianura. Nel corso di un gioco caddi malamente e mi procurai una distorsione ad una caviglia. Luciano e Fulvio mi riportarono ad Antignano a cavalcioni. Don Ezio, che incontrammo in Piazza delle Carrozze, era tutto preoccupato e nei giorni seguenti non mancò mai di farmi visita fino a quando non fu appurato che non era niente di grave; poi mi rifilò un solenne scapaccione perché non mi ero comportato da scout !”

Certo che a questo punto la questione "capi" diventa  un problema perché bisogna senz'altro mettersi in regola. L'articolo 55 delle Direttive ASCI del 1945 cita però la figura dell' "Istruttore Designato":

" In mancanza di persona completamente idonea, può essere incaricato d’istruire un Riparto, col titolo di Istruttore Designato e nomina conferita con relativo « brevetto » dal Commissario Centrale, chi, avendo raggiunto l’età di 21 anni, conosca ed apprezzi la Legge e le Direttive dell’Associazione, e sia persona religiosa, competente e di pieno affidamento morale.
La nomina viene fatta dal Commissariato Centrale su proposta dei Commissari e della Direzione di Riparto e deve essere pubblicata nel Bollettino Ufficiale dell’Associazione. Soltanto dopo tale pubblicazione, l’Istruttore Designato può ricevere il brevetto e l’« investitura », e può indossare l’uniforme, che è quella dei Dirigenti "

Così, a Primo Creatini e Primo Capitani nominati pro forma  nel 1945 da Don Ezio, nel 1946 succedono i primi due Istruttori Designati brevettati,  Luciano Pagni e Fulvio Montagnani. Luciano e Fulvio, che guideranno insieme il Riparto fino al 1949, partecipano infatti ad un campo scuola presso San Marcello Pistoiese con un capo campo di eccezione:  Mario Mazza… un mito !
Durante il campo, racconta Luciano,  accade un evento memorabile, mai successo prima di allora:  ad un fuoco di bivacco si ritrovano riuniti Esploratori dell’ ASCI e guide dell’ AGI , anche queste ultime partecipanti ad un campo scuola nelle vicinanze.

Luciano e Fulvio

Continuano le uscite e i contatti con la vita all'aria aperta. In una seconda uscita a Guardistallo il Riparto dorme finalmente in alcune  tende, prestate generosamente dal Club Alpino. I partecipanti  di allora si ricordano perfettamente di quella notte perché Nino Lipparoni, che faceva il turno di guardia, svegliò tutti urlando e accendendo il fuoco: secondo lui c’era un serpente  che si aggirava vicino alle tende. Quando il “serpente” si rivelò essere un piccolo rospo, la reputazione del buon Nino fece ovviamente un brusco scivolone !  

Il Riparto di Rosignano rientra nella Zona di Livorno, che a quel tempo prende il nome di Commissariato, e durante gli anni che seguono  partecipa quando può alle attività comuni che sono programmate dal Commissario di Zona, Elio Bernini e dall'Assistente Ecclesiastico di Zona, Don Teodoro Biondi. Nel 1947, in occasione del San Giorgio, a Firenze, presso il parco delle Cascine, si tiene il  "Campo della Primavera". E' il primo grande evento scout Toscano del dopoguerra a cui partecipano 1102 scouts dell' ASCI e 61 del CNGEI con la presenza di molti ospiti importanti e alcuni scout stranieri.  Ci sono anche gli Esploratori del Rosignano 1. Scrive Franco Tarchi:

"23 Aprile 1947 - Campo della Primavera, Firenze, Parco delle Cascine. Componenti: molti, ma di tre, un ricordo vivo: Don EzioRomano Nosei Nino Lipparoni (già peloso!) attendato con me nella famosa tenda tipo "Siena".
Indimenticabili quei tre giorni; alla conclusione del Campo, il solito Don Ezio che esce dalle Cascine con un regalo per noi: la prima tenda, "la Siena"  !

Il Comitato Regionale aveva infatti messo in vendita alcune tende a prezzo scontato durante il San Giorgio e il buon Don Ezio non si fece sfuggire l'occasione per fare un graditissimo regalo ai "suoi" scout.

Il grande successo del Campo della Primavera Fiorentino doveva essere replicato nell’aprile del 1949 e tutti attendevano febbrilmente l’annuncio dell’evento. 
Ma pochi giorni prima del giorno di San Giorgio arriva una lettera che è una vera e propria “doccia fredda”: il campo regionale non si farà e quindi ogni Commissariato dovrà pensare a celebrare per proprio conto il Patrono degli Scouts.
Così il Commissario di Zona, Elio Bernini, contatta l’ Arciprete di San Pietro in palazzi, Don Parducci (che sta mettendo su un Riparto e già diverse volte aveva invitato gli Esploratori della zona a fargli visita) e si mette d’accordo per allestire il campo in una pineta sul mare.
Il 23 aprile 1949 gli esploratori del Livorno 2°, 4° e 7° partono alle 16 con un pullman della Ditta Lazzi e lungo la strada raccolgono i “colleghi” di Rosignano e Vada. Li attendono tre giorni entusiasmanti (e nell'ultimo anche un acquazzone di due ore !) durante i quali saranno raggiunti anche da esploratori di Volterra e dell’Isola d’Elba.
Più di cento persone partecipano in tutto al San Giorgio del '49 che si conclude la sera del 25 aprile con il rinnovo della Promessa ed il “Canto dell’ Addio” nella piazza di Palazzi.

La fondazione di un  Riparto esploratori a Vada costituisce un tentativo che però non ha purtroppo seguito. Nonostante Nino Lipparoni ogni sabato prenda la bicicletta e vada a Vada (perdonate il gioco di parole ndr) per far svolgere un po’ di attività a quelle, come le definisce lui,  “due mezze squadriglie”, l’esperimento si conclude senza un nulla di fatto pochi mesi dopo, così come quello di Don Parducci a Palazzi. Alla fine del 1949 la Zona di Livorno comprende tre Riparti, un Branco e un Clan di Rovers in città e un Riparto e un Clan a Rosignano.

Il Clan “Stella Alpina” del Rosignano 1° è nato infatti il 15 Novembre 1948.

Il primo Capo Clan è Piero Mercuriali a cui seguirà successivamente Gian Franco Pardera. L’archivio storico qui si fa un po’ lacunoso e la documentazione scritta è mancante  ad eccezione di un interessante, ma purtroppo breve,  ”Diario del Capo”  sul quale  Piero , dal 6 luglio fino al 10 dicembre 1950 lascia brevi annotazioni  sulle riunioni di “pattuglia”. Già, perché allora anche il Clan era strutturato sulla falsariga del Riparto: un Capoclan e una o più pattuglie (ciascuna poteva essere composta da quattro Rover + due novizi per un massimo di sei persone),  guidate da un capo-pattuglia.  Nel 1950 il Clan è dunque così composto (dal diario):

Assistente Ecclesiastico: Don Ezio Rivera, Tessera n. 551 (!!)
Capo Clan: Piero Mercuriali, Brevetto n. 13, Tessera n. 15116

  • Franco Tarchi, Capo Pattuglia, Promessa il 25 Aprile 1948
  • Romano Nosei, Promessa il 14 ottobre 1950
  • Gian Franco Pardera, Promessa il 14 Ottobre 1950
  • Pier Luigi Lipparoni, Promessa il 25 Aprile 1948
  • Enrico Lupi, Promessa il 14 ottobre 1950

Il diario si apre con il verbale della prima riunione:
“Lunedi 3 luglio 1950. Prima adunanza di Clan nel secondo semestre. Tutti presenti. Preparazione dell’attività estiva, con particolare riguardo all’ hyke di Cecina  (scritto con la y, ndr). Incaricati i Rovers Pardera e Lipparoni di informarsi a Cecina su quanto riguarda il fiume. “

Viene spontaneo citare queste righe perché quindici anni dopo, in occasione del ventennale, di quella progettata impresa sul Cecina (ma nata sotto cattivi auspici perché alla fine partirono solo in tre, Piero, Franco e Romano) Franco Tarchi scrive:

Ancora un ricordo: giugno 1950 (in realtà si sbagliava perché come riportato dal diario era luglio ndr), Hike,  Risalita del Fiume Cecina. Un caldo saluto all’ Assistente alla partenza ed un sorriso tra ironico e paterno sulle labbra di Don Ezio all’annunciazione dell’itinerario. L’esperienza dette nuovamente i suoi frutti  (ovviamente si riferisce a quella di Don Ezio che sapeva come sarebbe andata a finire! Ndr) ! Il nostro hike naufragò nel caldo torrido in quel di Ponteginori; da lì, abbandonate le nostre ambizioni di raggiungere le sorgenti, con il treno raggiungemmo Volterra. Al ritorno non ci furono garbate sfottiture, ma solo uno sguardo di paterna benevolenza.”

Il breve diario di Piero contiene poi un resoconto del Convegno dei Dirigenti di Zona (link all’archivio) tenutosi a Salviano nei giorni dal 3 al 5 novembre 1950 e riprende il 12 novembre con notizie interessanti ai fini della ricostruzione della storia del nostro Gruppo.

Sabato 12 Novembre -  Prima adunanza di Clan dopo la mia venuta da Livorno. Ho illustrato in breve ciò che nella riunione avevo appreso. […] Ma più a lungo abbiamo discusso sulla costruzione della tana dei lupetti, il cui numero adesso ascende a 12. Ma non mi faccio soverchie illusioni, sono senz’altro le prime fiammate di entusiasmo. Dio voglia che mi inganni.
Ho tenuto oggi stesso la prima adunanza ai Lupetti. Vedo che sono ragazzi svegli, due dei quali prossimi esploratori. Uno solo era assente. Ho fatto loro il primo “morso” di B.P. (primo capitolo del Manuale dei Lupetti di BP che illustra i primi concetti sullo scoutismo e sulla vita dei lupetti. Ndr):
Sono sicuro che l’hanno capito. Vedrò alla prossima volta cosa hanno dedotto da questa mia chiacchierata.

Sabato 19 Novembre, ore 14,30 -  Ho avuto la seconda adunanza dei lupetti. Sono tutti ragazzi vivaci, ma presi per il loro verso saranno buoni Scout. Debbo anche pensare al Rover che dovrà divenire C.L. 
Fortunatamente verrà presto a casa il Lupi (un mio Rover),  il quale aveva già manifestato l’idea di fare  il campo scuola di Colico per lupetti. Ho dato oggi ai lupetti il secondo “morso”, ma non credo che abbiano appreso molto !

Da queste righe si capisce dunque che nel Novembre del 1950 è appena  partito il progetto di apertura di un Branco, che manca un Akela che si occupi a tempo pieno  dei lupetti (e quindi tocca al Capo Clan fare il doppio lavoro !) e che  gli spazi a disposizione (come sempre)  sono insufficienti. 
Per la cronaca, il progetto auspicato nel diario di una sede per i lupetti formata da due “tane”  va in fumo ed infatti Piero annota in data 2 Dicembre 1950:

“Abbiamo deciso di non fare più le capanne per i Lupetti, ma solo una parete che li divida dall’ Azione Cattolica. Certo in tre unità siamo troppi. Bisogna pur porci un rimedio altrimenti tutto il nostro lavoro va in malora. E deve essere al più presto.”

A girare il coltello nella piaga dell’insufficiente spazio a disposizione contribuiscono anche i membri dell’ Azione Cattolica che gravitano intorno alla Parrocchia. Nella sua bontà, Don Ezio aveva infatti concesso loro di utilizzare metà della baracca che fungeva da sede degli esploratori e la cosa ovviamente creava un po’ di malcelato scontento.  Non a caso il diario termina il 10 Dicembre, quando la riunione di Clan (dove i componenti  scelgono come nome quello  di “Pattuglia Freccia”)  viene sospesa per “invasione di campo” e Piero annota, un po’ scocciato “Interrotti da una adunanza di Beniamine di Azione Cattolica, le quali hanno invaso il nostro territorio. Siamo stufi.

 

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